Sulla corrente dei fiumi nulla cambia mai davvero. Al timone degli affusolati burchi dal fondo piatto, da sempre i barcari trasportano merci lungo la rete di acque che si snoda da Cremona a Trieste, da Ferrara a Treviso. Quando Ganbeto sale come mozzo sulla Teresina del nonno Caronte, l’estate si fa epica e avventurosa.
Sono i ruggenti anni ’60, nelle case entrano il bagno e la televisione in bianco e nero, Carosello e il maestro Manzi. I trasporti viaggiano sempre più via terra, e i pochi burchi che ancora resistono, per ostinazione oltre che per profitto, preferiscono la sicurezza del motore ai ritmi lenti delle correnti e delle maree. Quello del barcaro è un mestiere antico, ma l’acqua non dà certezze, e molti uomini sono costretti a impiegarsi come operai nelle grandi fabbriche.
A bordo della Teresina, Ganbeto si sente invincibile. Gli attracchi, le osterie, le burrasche, il mare e la laguna, le campane di piazza San Marco, i coloriti modi di dire di Caronte e i suoi cappelli estrosi, le ragazze che s’incontrano lungo le rotte.
Presto, però, non potrà più far finta di niente, lui che ha un piede nel vecchio e uno nel nuovo dovrà imparare la lezione più dolorosa di tutte: per crescere bisogna sempre lasciare indietro qualcosa.
Sull'ultimo burchio spinto dalle correnti e dalla vela Ganbeto comincia a farsi uomo mentre finisce la marineria fluviale. Mozzo del nonno Caronte, trasporta masegni e granaglie. Naviga il Po e la Brenta, la Laguna di Venezia e il mare. Sogna avventure e amori. Ma il motore fa correre i trasporti sulle strade. Fiumi e canali, da secoli vene pulsanti della Penisola, hanno perso quel ruolo. L'alluvione del 1966 travolge gli estremi tentativi di continuarlo. Chi non trova un posto in fabbrica lo cerca lontano. Tra isole, burrasche, attracchi, osterie, "Se l'acqua ride" ci traghetta negli Anni 60 che portano nelle case il bagno e la tv, speranze e alcune perdite, come il dialetto. Lo fa rivivere Paolo Malaguti, stemperandolo in una prosa che ne acquista tenerezza, ritmo, musicalità.
Alberto Sinigaglia
Paolo Malaguti è nato a Monselice (Padova) nel 1978. È autore di Sul Grappa dopo la vittoria (Santi Quaranta 2009), Sillabario veneto (Santi Quaranta 2011), I mercanti di stampe proibite (Santi Quaranta 2013), La reliquia di Costantinopoli (Neri Pozza 2015, con cui ha partecipato al Premio Strega), Nuovo sillabario veneto (BEAT 2016), Prima dell'alba (Neri Pozza 2017), Lungo la Pedemontana. In giro lento tra storia, paesaggio veneto e fantasie (Marsilio 2018) e L'ultimo carnevale (Solferino 2019).